ITINERARI – La pista di Tomati e l’economia della canapa

Come suggerisce l’infinita serie di terrazzamenti con i quali i Valit ricavarono ristretti ripiani di terreno coltivabile (canvaj) strappandoli alle ripe scoscese della Bürsch, tra le occupazioni rurali che scandivano le giornate delle donne dell’Alta Valle del Cervo v’era in passato anche la coltivazione della canapa. Gli steli, raccolti e composti in mannelli, erano lasciati macerare in pozze di acqua (gorc d’la canva) ed essiccare al sole. In seguito erano scorticati per separarli dalle fibre.

La canapa passava quindi alla pista, una sorta di mulino dove era schiacciata e pestata sotto una grossa macina di pietra (la pista di Tomati è l’unica in Alta Valle del Cervo ancora praticamente intatta).

Si otteneva così il fiocco adatto per la filatura mentre le fibre più grezze erano intrecciate per la cucitura a mano delle suole di panno dei tradizionali scapin.

La filatura era svolta durante la vëggia (veglia) serale dalle donne, spesso coadiuvate dai bambini, armate di ruca (conocchia) e fus (fuso). Il filo era poi avvolto nell’aspa, raccolto in matasse e portato al mercato di Andorno per essere scambiato con la tela tessuta altrove, in particolare nella zona di Sala Biellese, con la quale le Valëtte sapevano confezionare camicie, abiti ordinari, biancheria per la casa o destinata alla dote per le ragazze da marito. Nei rari momenti liberi le ragazze della Bürsch frequentavano infatti i corsi di sartoria tenuti dalla sarta della borgata.