LA STORIA – la chiesa e la grotta

LA CHIESA

Della chiesa si hanno notizie dalle visite pastorali del 1602 che la descrivono a semplice navata con tre altari dedicati al Battista e con una statua lignea del Santo che battezza Gesù. In quegli anni si diede corso al nuovo edificio, la cui facciata a frontone in pietra locale presenta l’architrave  del portale, la statua del Santo e un doppio cordolo orizzontale, attraversante l’intero prospetto con libere parafrasi latine di passi evangelici che richiamano San Giovanni Battista; sono in marmo bianco della cava del Mazzucco in val Sorba.
Dal 1742 al 1747 la basilica venne completamente riprogettata dall’architetto Bernardo Vittone, coadiuvato dall’ingegner Mazzone, che la arricchì delle sacrestie e del coro, e la elevò con la nuova volta e il tetto dalle possenti capriate. Sono di questo periodo le balaustre delle due tribune, il rifacimento dell’intera navata, la pavimentazione del coro in lastre bianche di marmo del Mazzucco alternate ad altre scure, i sepolcri interrati dei religiosi e dei benefattori, il credenzone della sacrestia e i confessionali scolpiti e intarsiati di scuola valsesiana. Di epoca precendente, tardo Cinquecento o dei primi del Seicento sono invece la scultura lignea dipinta del Battesimo di Cristo, già sull’altare maggiore della prima chiesa, e le due statue di legno dipinto e dorato raffiguranti la Madonna e San Giovanni Evangelista, poste con un antico crocifisso sull’altare maggiore e facente parte del gruppo scultoreo del Battesimo di Cristo.
La chiesa, in stile barocco ad unica navata, con volte a botte, ha due cappelle su ogni lato unite l’una all’altra da un breve corridoio. Oltrepassata la porta esterna, si trovavo, sulla destra, le cappelle di San Zaccaria, padre del Precursore, e di San Giuseppe, padre putativo di Gesù e sulla sinistra quelle di Santa Elisabetta, madre del Precursore, e di Maria Santissima Immacolata, madre di Gesù. La copertura è formata da a vela e cupola e contiene opere pregevoli di alcuni tra i maggiori artisti e artigiani biellesi e valsesiani settecenteschi: quella sopra l’altare, con le figure dei quattro evangelisti, fu affrescata dai Fratelli Galliari nativi del vicino paese di Andorno. Le tele che ornano la chiesa testimoniano la rilevanza avuta dagli artisti locali: Bernardino Galliari sarebbe l’autore della pala posta sull’altare maggiore, mentre Giovanni Antonio Cucchi da Campiglia Cervo (1674 ?) dipinse le tele poste sui due altari di sinistra. Tra gli altri artisti, gli ebanisti Carlo Francesco Auregio e Pietro Antonio Serpentiero. Oltre alla pietra locale si fece molto uso di marmo bianco proveniente dalla cava del Mazzucco in territorio di Rassa (Valsesia); sono di questo materiale gli architravi, i pavimenti del coro e le pile dell’acqua santa, una delle quali datata 1585 .
Sempre sulla sinistra, all’interno della Cappella di Santa Elisabetta, in una nicchia, è ricavata la vasca battesimale. Sull’altare di questa cappella si trova il dipinto più notevole dell’intera chiesa: lo sposalizio mistico di Santa Caterina, pala del pittore valligiano di Gli Ondini Giovanni Antonio Cucchi. Sull’altare della sacrestia, con ancona in legno, scolpito nel 1736 da Carlo Gaspare Serpentiero di Sagliano, e sul contraltare dipinto nel 1782 dal pittore Lace di Andorno, vi è una tela seicentesca raffigurante la deposizione dalla Croce. Sulla parete lato sud, entro una nicchia, si trova un artistico lavamani in pietra, opera di uno scalpellino di Favaro.

LA GROTTA DEL SANTO
La grotta scavata nella pietra decomposta che scende dal versante orientale della borgata Bussetti, costituisce l’originario luogo di preghiera, di epoca più antica, ma non definibile temporalmente. Contenente una statua lignea del Battista del XVI secolo, costituisce ancor oggi oggi un sacro sacello, posto all’interno del santuario in una cappella che si apre sulla destra all’inizio della navata. La grotta e la statua evocano il leggendario ritrovamento che subito guadagnò fama al sito per le qualità taumaturgiche attribuite all’acqua che filtra dalle pareti della grotta (ritenuta miracolosa soprattutto per le malattie della vista).
La tradizione di devozione popolare è testimoniata da un’interessante collezione di ex voto realizzati a partire dall’inizio del XVIII secolo. La prima costruzione del santuario, avvenuta grazie alle donazioni dei tanti fedeli, si completò nel 1605: essa è testimoniata dalla data che compare in un’iscrizione posta sul frontone del portale rinascimentale d’ingresso (HUMILES NON ELATI REPLEBUNT TEMPLUM DXX. M. IV 1605). L’afflusso dei fedeli che si recavano in processione al santuario in virtù dei poteri miracolosi attribuiti al santo sacello fu subito assai nutrito, tanto che si rese presto necessario provvedere alla costruzione dei primi edifici, attigui alla chiesa, destinati all’ospitalità dei pellegrini.
Nella seconda metà del Seicento vennero edificate anche, nei pressi della chiesa, alcune cappelle. La grotta originaria è’ stata compresa nelle varie chiese che, a partire dal cinquecento, si sono succedute ed è accessibile dalla basilica subito dopo l’ingresso di destra, oltre che da un breve passaggio dall’attigua cappella di San Zaccaria. Contiene uno dei sette altari di cui è dotata la chiesa e, in una nicchia, la statua in legno del Precursore, di buone qualità artistiche.
Le condizioni di semioscurità dell’ambiente, la pavimentazione in lastre di pietra grezza e le stesse pareti con la volta irregolare, anche se parzialmente modificate nel tempo con materiali e colorazioni, che ne hanno in parte compromesso il carattere naturale originario, la rendono un luogo di raccoglimento suggestivo, che invita alla preghiera e alla meditazione.